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giovedì 3 settembre 2015

Lunedì 7 settembre La Verità sulla Droga alla festa della Rificolona

Lunedì 7 settembre i volontari della campagna sociale La Verità sulla Droga parteciperanno con un tavolo informativo sulle droghe, alla festa della Rificolona di Firenze, l'evento del folklore popolare fiorentino che ogni anno viene organizzata nei comuni di Firenze e San Giovanni Valdarno.
Lo scopo della campagna, che diffonde i materiali dell'associazione internazionale per Un Mondo Libero dalla Droga, è quello di fare prevenzione dell'uso di droghe attraverso la corretta informazione.
Ogni occasione, dunque, è valida per diffondere il messaggio di verità sul soggetto droghe, poiché ciò che si sente per la strada, in Tv, o dalla bocca degli spacciatori è in realtà un mucchio di bugie al solo scopo di trarne profitto.
La realtà che propongono gli opuscoli informativi, va dalle informazioni riguardanti le sostanze di cui sono fatte realmente le droghe che si spacciano per la strada, agli effetti a breve e lungo termine che le stesse producono nel corpo e nella mente delle persone.
Appuntamento dunque, il 7 settembre, in via Datini a partire dalle ore 20, dove lo stand con il tavolo informativo della campagna La Verità sulla Droga sarà riconoscibile per i volontari con le loro maglie verdi e per lo striscione con il logo e il simbolo della campagna. Verranno anche proiettati spot di pubblica utilità per rendere più reale il messaggio di Vivere una Vita Libera dalla Droga.

L'arma più efficace nella guerra contro la droga è l'educazione.” L. Ron Hubbard


Termal Group Geetit a Farete 2015 con una novità

Anche quest’anno il Gruppo Termal partecipa, con una novità, a Farete, l’evento del 7 e 8 settembre organizzato da Unindustria a Bologna Fiere
TERMAL_GROUP_FARETE_2015
Da sempre sensibile al tema dello sviluppo imprenditoriale e sostenibile, anche quest’anno il Gruppo Termal partecipa, con una novità, a Farete, l’evento del 7 e 8 settembre organizzato da Unindustria a Bologna Fiere per favorire l’incontro con le aziende e moltiplicare le occasioni di business.
Attivo da oltre 30 anni nella distribuzione di prodotti per la climatizzazione residenziale, commerciale e industriale, il Gruppo Termal di Bologna ha sempre partecipato a Farete, portando al centro dell’attenzione la mobilità elettrica e le soluzioni rivolte al mondo edile per realizzare edifici energeticamente autosufficienti. Si tratta di due attività attraverso cui Termal Group si fa portavoce di una sensibilità verso la green economy e le problematiche di sostenibilità ambientale.
Il primo è un settore in cui opera con i marchi Wayel e Hinergy Bikes: bici elettriche a pedalata assistita per una mobilità urbana totalmente green a cui si affianca anche Solingo, il primo ciclomotore elettrico alimentato anche da energia solare. Nel 2014, con il lancio produttivo  di Solingo, Termal avvia nel 2014 il processo di rilocalizzazione dalla Cina in Italia della produzione di bici elettriche, lanciando il progetto FIVEla fabbrica energeticamente autosufficiente in cui verranno realizzati veicoli elettrici completamente Made in Italy.
La seconda attività, con cui il gruppo bolognese si presenta a Farete, afferisce alle proposte impiantistiche che è in grado di proporre Termal Zeb, la società di Termal specializzata nella consulenza e nel servizio rivolti agli imprenditori edili per la realizzazione di edifici a consumo ZERO (ZEB: zero Energy building), come l’esigente normativa attuale richiede.
Da pochi mesi Termal Zeb, ed è questa la novità, si presenta rafforzata nella sua offerta.
In luglio 2015 è stata formalizzata la partnership, mediante l’acquisizione di quote, tra Termal Group eGeetit Srl, tra le prime aziende operanti come ESCo (Energy Service Company) in Emilia Romagna, specializzata dal 2005 nell’erogazione dei servizi energetici alle imprese.
L’acquisizione rientra nel piano di consolidamento del Gruppo Termal al fine di sviluppare il mercato dell’efficienza energetica anche in modalità ESCo, ovvero arrivando a finanziare direttamente gli interventi oggetto di risparmio oltre che poter seguire autonomamente tutte le fasi di processo: dalla progettazione, alla fornitura dei prodotti, alla realizzazione e gestione degli impianti.
Con l’operazione di partnership si è dato corpo sul mercato ad una realtà unica che possa dunque proporre sull’intera filiera di prodotto e servizio ogni soluzione per gli interventi di efficientamento.
Nella due giorni di Farete sarà presentato per la prima volta al pubblico di stakeholders e visitatori il servizio competitivo nell’edilizia sostenibile e come le aziende possano creare un valore economico dall’efficienza energetica, saltando la fase dell’incertezza dei capitali e del rischio economico d’impresa.
I clienti di Geetit Srl potranno infatti avvalersi della costante innovazione tecnologica garantita dai marchi trattati da Termal (primo tra tutti Mitsubishi Heavy Industries), dell’esperienza dei soci fondatori di Geetit Srl maturata nell’ottimizzazione di complessi energivori e della competenza normativa fondamentale per acquisire e gestire finanziamenti.
Fabrizio Casadio, Vice Presidente del Gruppo Termal commenta così l’acquisizione avvenuta:
«La partnership  ci consente di finalizzare un legame con un operatore, quale Geetit, che si è già affermato in una posizione di leadership nel settore energetico ed è dotato delle competenze necessarie a supportare lo sviluppo del Gruppo. L’operazione ci permette di guardare con maggiore ambizione al settore dell’efficienza energetica, al quale Termal ha fortemente creduto anticipando addirittura i tempi e considerandolo, allora come oggi, ad altissimo potenziale di sviluppo. La nuova strategia intrapresa da Termal Group punta ad un approccio di integrazione con le attività delle due realtà, che creeranno valore e opportunità finanziarie sul mercato della gestione dell’energia sostenibile».
Termal Group, attraverso Geetit si presenta a Farete con un’offerta di energy management competitivo a 360 gradi per le aziende: abbattimento dei costi grazie al miglioramento delle pratiche di utilizzo delle risorse energetiche, riducendone al minimo i consumi ma mantenendo inalterato il livello prestazionale; sviluppo sostenibile attraverso un sistema di gestione dell’energia efficiente; nuovi modelli di approvvigionamento e tecnologie innovative che garantiscono competitività e raggiungimento degli obiettivi fissati nell’Audit iniziale e, infine, la veicolazione di un’immagine positiva per l’azienda stessa.

Con l’implementazione di un sistema di gestione dell’energia, l’azienda comunica a partner e clienti di operare secondo il principio di utilizzo razionale dell’energia e di contribuire alla salvaguardia delle risorse naturali.

Quadruplicano le donazioni ai canili da parte di Adragna Pet Food rispetto al 2014 grazie all'iniziativa "UN PASTO TIRA L'ALTRO".

SPEDITI IN QUESTI GIORNI ULTERIORI 35.000 PASTI A UN CANILE SARDO IN GROSSE DIFFICOLTA'.

Adragna Pet Food, con olSchermata 2015-09-03 alle 14.43.20tre 40 anni di esperienza nella nutrizione animale, il 1 giugno 2015 è partita con l'importante iniziativa "UN PASTO TIRA L'ALTRO"a favore dei cani abbandonati che proseguirà fino al 31 dicembre 2015.A luglio erano partite le prime consegne di 35.000 pasti ed è di questi giorni la notizia che altri 35.000 pasti sono stati donati in Sardegna ad un canile in grosse difficoltà, Il Rifugio Fratelli Minori a Olbia. IMG_7652 copiaUn’iniziativa quindi che oltre ad evidenziare un successo inaspettato di partecipazione, conferma di giorno in giorno la sua utilità e la volontà di tutti i clienti Adragna di contribuire in modo reale a supportare una problematica sempre più frequente: la situazione alimentare nei canili italiani. Ad oggi Adragna Pet Food ha quindi raddoppiato l’obiettivo iniziale prefissato per il 2015 e addirittura quadruplicato i pasti donati rispetto al 2014. Adragna Pet Food conferma comunque che l'iniziativa proseguirà come da regolamento fino alla fine di dicembre 2015. "L’iniziativa Un pasto tira l’altro"- commenta Vincenzo Adragna titolare dell'omonima azienda pet foods - " lega la donazione di pasti all’acquisto, da parte dei propri clienti, di una confezione di prodotto della linea Naxos® Super Premium. Noi di Adragna Pet Food ci auguriamo quindi di continuare questo andamento positivo delle vendite e di raggiungere entro fine anno un obiettivo di donazioni unico nel suo genere grazie anche alla partecipazione dei nostri clienti. Una partecipazione che ci rende felici e che conferma anche la qualità dei nostri prodotti". Anche per questa seconda spedizione le consegne sono state rese possibili grazie all'aiuto e alla disponibilità dimostrata alla causa da parte dall' "official logistics supplier" di Adragna, la Gambino Trasporti. Forte di oltre 40 anni di esperienza nella nutrizione animale e grazie al personale specializzato e agli impianti produttivi altamente avanzati, Adragna Pet Food propone da sempre alimenti di alta qualità per cani e gatti. L’attenzione verso tutte le fasi della produzione e verso l’ambiente hanno portato Adragna Pet Food ad ottenere, già nel lontano 2001 e tra le prime aziende del settore, la certificazione del proprio sistema di qualità (UNI EN ISO 9001) e del sistema di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001). Avendo a cuore la salute degli animali infine l’azienda realizza i suoi prodotti senza utilizzare materie prime geneticamente modificate (OGM FREE), senza aggiungere conservanti artificiali (NO ARTIFICIAL PRESERVATIVES) e senza inutili sperimentazioni sugli animali (CRUELTY FREE). Per informazioni: Adragna Pet Food www.adragna.net www.unpastotiralaltro.it Digital PR a cura di Blu Wom Milano www.bluwom-milano.com p.fabretti@bluwom-milano.com

Tutte le informazioni su Piscine a ‪Torino. Ecco l’innovativo servizio di ‪‎ricerca creato da SporTorino.com


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La sezione "Dove fare sport" è un'opportunità per trovare facilmente tutte le informazioni, per restare o rimettersi in forma; un servizio al cittadino studiato ad hoc per offrire, su un'unica piattaforma web, tutte le possibili declinazioni del binomio “Sport e Torino”.

Stai cercando una piscina per nuotare liberamente, per allenarti a livello agonistico, per rimetterti in forma con l’acquagym, una struttura con personale qualificato per l’acquaticità neonatale o per l’attività per diversamente abili o attrezzata con comodi lettini per goderti il caldo estivo torinese nel fine settimana?

Basterà andare sul sito SporTorino.com e cliccare sulla sezione a destra "Dove fare sport" per trovare tutte le informazioni su impianti, corsi e orari. Nuoto libero, pinnato, sincronizzato, agonismo, tuffi, apnea, nuoto per salvamento, pallanuoto e tante altre attività da praticare dentro e fuori dall’acqua, compreso il relax.

Dai “grandi classici” alle discipline più ricercate e di nicchia, per dare spazio e voce a tutti gli appassionati di sport.

Ma non solo!

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Link di approfondimento: Accedi al sito SporTorino.com

Al via i nuovi corsi di arti marziali a ‪Torino. L’offerta completa della Ligorio Academy.


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La Ligorio Academy A.S.D. è dotata di tutte le attrezzature per apprendere e praticare al meglio le principali arti marziali a Torino. Esperti maestri sono a disposizione per aiutarvi nel percorso di apprendimento di alcune delle più antiche e nobili discipline.

Il Tai Chi Chuan è strutturato per dare vigore ed energia al corpo umano attraverso una serie di esercizi lenti e morbidi coordinati ad una respirazione che smuove l’energia interna – chiamata CHI in cinese – e la moltiplica. Una disciplina che può essere praticata da tutti ed è una fantastica difesa del benessere interno ed esterno del corpo.

Kung Fu significa: “il lavoro duro che migliora l’uomo”, e non c’è niente di più vero.
All’interno di questa disciplina il programma viene svolto seguendo sempre gli stessi riti e sequenze poiché, come tutte per le discipline tradizionali, l’insegnamento si è evoluto nella convinzione che ripetitività e costanza creino la perfezione del movimento.

Questo sistema è fondato sull’antico libro dei mutamenti “i-ching” che si basa sui trigrammi, caratteri cinesi che si basa su tre linee che possono essere complete o interrotte. La guardia Pa Kua fa in modo che il praticante possa guardarsi intorno, senza muoversi per circa 300 gradi, con un piccolo movimento, un praticante di pakua è in grado di controllare completamente il posto intorno a lui.

La parola Nei Kung significa lavoro, allenamento per il respiro (energia interna).
Chi approccia questa disciplina otterrà grandi risultati soprattutto laddove normalmente si accumulano le tensioni, quei punti cioè che maggiormente subiscono lo scarico delle tensioni emotive dovute alle attività quotidiane.
Scoprite le principali caratteristiche di ogni disciplina, visitando le sezioni ad esse dedicate.


Link di approfondimento: Accedi al sito Ligorio Academy

“ORA PUOI” è il terzo singolo estratto dal nuovo album “TIMIDI OCCHI NERI PER DOLCI OCCHI CHIARI” del cantautore GIUSEPPE VORRO




Il brano parla dello stato d'animo di un uomo della working class (“potrebbe essere mio padre”) che arriva all'agognato periodo di riposo tanto sognato e un po' temuto perché comunque segna la fine della parte di vita più energica e combattiva.



Ci si volta indietro controvoglia per fare un bilancio di quello che è stato e di quello che si è stati costretti a fare per vivere o forse sopravvivere, più forte, però, è la voglia di guardare avanti finalmente più liberi per potersi curare un po' più di se' stessi.
Uno spaccato su un'epoca che forse comincia a perdersi. Un'altra sconfitta?
Per la registrazione ci si è avvalsi della collaborazione di Lele Battista per i cori, le tastiere e l'orecchio produttivo.




L'album Timidi Occhi Neri Per Dolci Occhi Chiari da cui il singolo è tratto comprende 10 brani e richiama il vissuto dei propri genitori attraverso il filtro dei ricordi e di ciò che si è diventati, nel bene e nel male, anche per l’educazione ricevuta, l'esempio avuto, lo stato delle cose in cui è stato necessario coesistere. Un volo a planare su vite intrecciate che si sono amate e graffiate. Un lavoro lungo 7 anni per problemi materiali non certo di ispirazione.




BIO
Nato a Milano a novembre. Studi di chitarra jazz e violino da autodidatta a partire dall’età di 14 anni. Ai primi studi musicali subito si è affiancata la scrittura di canzoni sia dal punto di vista dei testi che della musica.
L'impulso decisivo alla ricerca compositiva lo ha avuto con la scoperta del genio di Lucio Battisti nel periodo della seconda metà degli anni settanta. Una intensità di influenza mai venuta meno e sempre arricchita di nuovi risvolti. Il caso ha voluto che come suo vicino di quartiere abitasse Alberto Radius, stretto collaboratore di Battisti, che Giuseppe Vorro conobbe approfondendo negli anni l'amicizia. Le sue prime esperienze come chitarrista in band pop rock risalgono alla fine degli anni settanta con proposizioni di brani di Lou reed, Dire Straits, Rolling Stones, Queen e primi tentativi di composizioni personali.
Conclusa questa esperienza nei primissimi anni ’80 seguono anni di elaborazione personale, sul fronte della ricerca di una propria dimensione compositiva. Situazione anche un po’ costretta dalla mancanza di tempo da dedicare alla dimensione gruppo, in seguito a impegni di tipo universitario.
Nella seconda metà degli anni ’80 riprende la voglia e la possibilità di suonare in band. E’ la volta del gruppo Slep, gruppo tra il pop, il rock e la canzone italiana d’autore e non. Una band a suo modo sperimentale, che iniziando dalla proposizione di cover per la maggior parte italiane sbarca su una propria dimensione compositiva, miscuglio tra diversi input musicali tanti quante le influenze che ciascun componente del gruppo portava. Diversi concerti in locali e in manifestazioni estive. Diverse registrazioni demo. Progetto infine conclusosi con la registrazione del brano Veleni nella compilation Malambro prodotto dal comune di Cologno Monzese con la direzione artistica di Mino Di Martino ex Giganti.
Con qualche superstite del gruppo inizia un girovagare, per un paio di anni circa, tra un’esperienza e l’altra.. Ancora sperimentazioni in diversi gruppi, esibizioni live (tra cui una al Rolling stones di Milano) e qualche registrazione di demo.
Inizia l’esperienza solista di cantautore che sfocia nel 1995 con il CD autoprodotto "In Fede" realizzato con la collaborazione di Niccolò Lapidari che qualche anno dopo partecipa all’album della Vanoni, Argilla, come paroliere.
Lavoro solitario poi nel proprio piccolo studio di home recording provando e riprovando colori, atmosfere musicali, testi e coltivando la voce. Diversi pezzi hanno preso forma e sostanza da questa esperienza conclusa poi nel maggio del 1999. Nei primi mesi del 2001 il risultato di questa esperienza nel secondo CD autoprodotto "Perlatangente".
Registrazione con una band pop-rock di un Cd dal titolo ".exe" nel 2002. Inoltre singolarmente un'altra raccolta di brani scritti negli anni novanta, che vede la luce nella primavera del 2006 dal titolo “ Se mi trovo così”. In seguito un altro cd dal titolo “Abbandonati” col gruppo realizzato nell’anno 2007.
E ora pubblicato da pochi mesi il nuovo cd in formato trio pop rock dal titolo “Timidi occhi neri per dolci occhi chiari”.






CONTATTI & SOCIAL:






"Psichiatria e violenza ancora a braccetto"

Alcuni decessi avvenuti in seguito a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) hanno riportato alla ribalta la violenza psichiatrica. La legge “Basaglia” (legge 180 del 1978) aveva sostituito l’istituto del ricovero coatto (legge del 1904 - basato sul concetto di "pericolosità per sé e per gli altri e/o pubblico scandalo")col TSO, fondato su criteri di urgenza clinica con lo scopo dichiarato di tutelare la salute del paziente.
Il TSO è figlio di un compromesso: Basaglia non lo voleva, ma infine ottenne solo che la legge includesse una serie di paletti per impedirne l’abuso.Questi paletti vengono quotidianamente aggirati, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Perché la società accetta questa violenza?
 
Nell’immaginario collettivo, il trattamento coercitivo è ancora giustificato dal concetto di pericolosità, ma il cliché del matto pericoloso è una leggenda metropolitana. Chi subisce TSO non è un individuo pericoloso, ma, spesso, qualcuno che pensa o si comporta in maniera diversa dalla media, e che un altro (un familiare, un vicino di casa ecc.) segnala a uno psichiatra. Diventano violenti solo quando vengono presi con la forza, legati come salami, e costretti ad assumere farmaci controvoglia. Farmaci che, curiosamente, non fanno bene a chi li assume, ma a chi li somministra o (parente o vicino di casa) ha sporto denuncia. Negli anni ’90 il CCDU, accompagnato da alcuni parlamentari coraggiosi, ha effettuato una ventina d’ispezioni a sorpresa nei residui manicomiali italiani, senza unsolo episodio di violenza da parte degli internati. Gli unici a usare violenza furono psichiatri e infermieri.
 
Eppure l’assurdità del TSO è evidente: se i cosiddetti disturbi mentali consistono d’idee e/o comportamenti ritenuti anormali,come si può sperare di guarire una persona (convincerla,cioè,a cambiare idee o comportamento) tramite coercizione? Semmai, l’uso della forza, per esempio su una persona con manie di persecuzione, rafforzerebbe la sua idea che “tutti ce l’hanno con lui”. Il bene, o la salute della persona non c’entrano niente: la salute di un fumatore migliorerebbe se smettesse di fumare, ma nessuno proporrebbe di “curarlo” legandolo mani e piedi per impedirgli di fumare.
 
Eccezione o regola?
 
Contrariamente allo spirito della legge Basaglia, il TSO è applicato di routine in maniera molto più ampia di quanto non s’immagini. Le statistiche riferiscono circa ventimila casi all’anno in Italia (uno ogni quarto d’ora!), ma i numeri non la dicono tutta: molti dei cosiddetti ricoveri volontari sono eseguiti sotto minaccia di TSO (ricordate il Padrino e la sua “offerta che non si può rifiutare”?).
E c’è dell’altro: il TSO viene anche usato con pazienti già ricoverati quando lo psichiatra decide di ricorrere alla “contenzione”. Ogni contenzione, per non diventare sequestro di persona,viene attuata tramite un TSO. Come si arriva a meritare una contenzione? Semplice, basta protestare, o chiedere una sigaretta al personale interrompendo una partita di calcio in TV.
 
Controllo sociale

In realtà il TSO è lo strumento attraverso cui il potere esercita il controllo sociale quando non può usare la polizia. Tizio disturba Caio ma non sta violando nessuna legge? Se Caio ha più potere di Tizio, trova il modo di sistemarlo con un TSO. Può trattarsi di cose molto banali: un vicino trova disdicevoli le tue abitudini, un coniuge vuole toglierti la patria potestà dei figli, un parente vuole impedirti di spendere i (tuoi) soldi come più ti piacee così via.

Chi richiede il TSO ha più potere di chi lo subisce: sempre. Un genitore lo può ottenere sui figli, un figlio adulto sui genitori anziani, il datore di lavoro sul dipendente, la persona famosa (o ricca o affermata, o dotata di amicizie altolocate) lo ottiene su uno sconosciuto. Il contrario non succede mai. Se una persona se ne va in giro parlando col diavolo, finisce in manicomio. Se il vescovo dice che il diavolo esiste, i migliori filosofi del mondo ne discutono per una settimana.
 
Torture e punizioni
 
Come la stregoneria, i disturbi mentali consistono d’idee e comportamenti giudicati arbitrariamente anormali da un’autorità. Durante l’Inquisizione, se l’imputata negava, era prova di colpevolezza. Il rogo si rendeva dunque necessario, ma non era una tortura: serviva a salvare la sua anima. Allo stesso modo, chi è rinchiuso in un reparto di psichiatria deve ammettere la propria malattia - con le buone o con le cattive.
 
I sistemi di tortura utilizzati dai moderni Torquemada non sono poi così diversi da quelli dei loro antenati.  Oltre ai metodi più conosciuti, come camicia di forza, lettino con fascette per legare polsi e caviglie, farmaci per contenzione chimica, isolamento, lettino con sponde invalicabili, abbiamo quelli meno conosciuti, come le gabbie (usate nei manicomi ungheresi fino a pochi anni fa) o lo “spallaccio”- una tecnica ancora utilizzata in Italia che consiste nel legare il paziente alla spalla del letto con un lenzuolo arrotolato, facendolo passare sotto le ascelle e dietro al collo. Questa tortura causa difficoltà di respirazione, impossibilità di movimenti anche minimi e, alla lunga, danni irreversibili alla spalla. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
 
L’inventario di metodi ricattatori utilizzati per convincere il paziente a “confessare” la propria malattia fa rabbrividire.Ordinare al paziente di rimanere in una posizione fisica (per esempio sdraiato) fino a quando non gli si dica di smettere, o rimanere in uno specifico spazio, come l’angolo di una stanza, è una tecnica psichiatria nota come “exclusionary time-out”. Ritirare a un paziente degli oggetti, impedirgli di svolgere alcune attività o negargli la possibilità di avere interazioni sociali come conseguenza della sua disubbidienza sono forme di ricatto, eufemisticamente chiamate “consequence-drivenstrategies”.Alessandro Attilio Negroni - “Nota Introduttiva sul concetto di contenzione in psichiatria” - Psichiatria e Psicoterapia (2014 33, 4, 332-342).
Il passato recente rivela cose ancora più orrende: shock insulinico, bagni ghiacciati, lobotomia, castrazione o passaggio di corrente attraverso i genitali per curare omosessualità e masturbazione, isterectomia (rimozione dell’utero) per curare l’isteria, curiosa forma di malattia di cui soffrono le donne che osano ribellarsi alla violenza maschile.
 
Perché tanti morti?
 
La persona che si vede circondata da sbirri spesso reagisce con comprensibile violenza, verbale e/o fisica. A volte le cose degenerano, come nel caso di Andrea Soldi, morto per “mancanza d’ossigeno causata dalla presa al collo effettuata dai vigili”(eufemismo per “strangolamento”) o di Francesco Mastrogiovanni, il maestro lucano morto dopo essere stato legato al letto di contenzione per più di 80 ore.
 
Il CCDU ha raccolto storie di persone morte per soffocamento indotto da psicofarmaci: i farmaci neurolettici o antipsicotici (noti anche come camicie di forza chimiche) oltre a stordimento e annullamento della volontà, causano discinesia tardiva. Si tratta di movimenti anormali e incontrollati dei muscoli, tremori ecc. e può includere i muscoli usati per respirare e deglutire: la persona muore soffocata da un boccone che non riesce a mandar giù.
 
Non mancano i suicidi. Tante persone, non vedendo una via per uscire dall’incubo del TSO, preferiscono togliersi la vita, come la ragazza ventunenne che si è impiccata nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
 
Perché la storia della psichiatria è così costellata di violenza?
 
La violenza nella pratica psichiatrica istituzionale è intrinseca nel concetto stesso di disturbo mentale. Il cosiddetto Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) - un libro pubblicato dall’Associazione Psichiatrica Americana in cui non si trova nulla di diagnostico né di statistico - contiene la descrizione di oltre 350 comportamenti, arbitrariamente definiti patologici. I criteri diagnostici, però, non hanno carattere scientifico o oggettivo, e lo psichiatra è l’unico arbitro del bene e del male. La negazione della malattia e il rifiuto a conformarsi alle relative cure ci rende “sbagliati”, facendoci perdere i diritti umani. Qualcun altro (sedicente “giusto”) decide per noi, e questo consente il ricorso alla coercizione e alla violenza.
 
Alberto Brugnettini
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU)
 Patrizia Viglianco

Segreteria CCDU Onlus
Alcuni decessi avvenuti in seguito a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) hanno riportato alla ribalta la violenza psichiatrica. La legge “Basaglia” (legge 180 del 1978) aveva sostituito l’istituto del ricovero coatto (legge del 1904 - basato sul concetto di "pericolosità per sé e per gli altri e/o pubblico scandalo")col TSO, fondato su criteri di urgenza clinica con lo scopo dichiarato di tutelare la salute del paziente.
Il TSO è figlio di un compromesso: Basaglia non lo voleva, ma infine ottenne solo che la legge includesse una serie di paletti per impedirne l’abuso.Questi paletti vengono quotidianamente aggirati, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Perché la società accetta questa violenza?
 
Nell’immaginario collettivo, il trattamento coercitivo è ancora giustificato dal concetto di pericolosità, ma il cliché del matto pericoloso è una leggenda metropolitana. Chi subisce TSO non è un individuo pericoloso, ma, spesso, qualcuno che pensa o si comporta in maniera diversa dalla media, e che un altro (un familiare, un vicino di casa ecc.) segnala a uno psichiatra. Diventano violenti solo quando vengono presi con la forza, legati come salami, e costretti ad assumere farmaci controvoglia. Farmaci che, curiosamente, non fanno bene a chi li assume, ma a chi li somministra o (parente o vicino di casa) ha sporto denuncia. Negli anni ’90 il CCDU, accompagnato da alcuni parlamentari coraggiosi, ha effettuato una ventina d’ispezioni a sorpresa nei residui manicomiali italiani, senza unsolo episodio di violenza da parte degli internati. Gli unici a usare violenza furono psichiatri e infermieri.
 
Eppure l’assurdità del TSO è evidente: se i cosiddetti disturbi mentali consistono d’idee e/o comportamenti ritenuti anormali,come si può sperare di guarire una persona (convincerla,cioè,a cambiare idee o comportamento) tramite coercizione? Semmai, l’uso della forza, per esempio su una persona con manie di persecuzione, rafforzerebbe la sua idea che “tutti ce l’hanno con lui”. Il bene, o la salute della persona non c’entrano niente: la salute di un fumatore migliorerebbe se smettesse di fumare, ma nessuno proporrebbe di “curarlo” legandolo mani e piedi per impedirgli di fumare.
 
Eccezione o regola?
 
Contrariamente allo spirito della legge Basaglia, il TSO è applicato di routine in maniera molto più ampia di quanto non s’immagini. Le statistiche riferiscono circa ventimila casi all’anno in Italia (uno ogni quarto d’ora!), ma i numeri non la dicono tutta: molti dei cosiddetti ricoveri volontari sono eseguiti sotto minaccia di TSO (ricordate il Padrino e la sua “offerta che non si può rifiutare”?).
E c’è dell’altro: il TSO viene anche usato con pazienti già ricoverati quando lo psichiatra decide di ricorrere alla “contenzione”. Ogni contenzione, per non diventare sequestro di persona,viene attuata tramite un TSO. Come si arriva a meritare una contenzione? Semplice, basta protestare, o chiedere una sigaretta al personale interrompendo una partita di calcio in TV.
 
Controllo sociale

In realtà il TSO è lo strumento attraverso cui il potere esercita il controllo sociale quando non può usare la polizia. Tizio disturba Caio ma non sta violando nessuna legge? Se Caio ha più potere di Tizio, trova il modo di sistemarlo con un TSO. Può trattarsi di cose molto banali: un vicino trova disdicevoli le tue abitudini, un coniuge vuole toglierti la patria potestà dei figli, un parente vuole impedirti di spendere i (tuoi) soldi come più ti piacee così via.

Chi richiede il TSO ha più potere di chi lo subisce: sempre. Un genitore lo può ottenere sui figli, un figlio adulto sui genitori anziani, il datore di lavoro sul dipendente, la persona famosa (o ricca o affermata, o dotata di amicizie altolocate) lo ottiene su uno sconosciuto. Il contrario non succede mai. Se una persona se ne va in giro parlando col diavolo, finisce in manicomio. Se il vescovo dice che il diavolo esiste, i migliori filosofi del mondo ne discutono per una settimana.
 
Torture e punizioni
 
Come la stregoneria, i disturbi mentali consistono d’idee e comportamenti giudicati arbitrariamente anormali da un’autorità. Durante l’Inquisizione, se l’imputata negava, era prova di colpevolezza. Il rogo si rendeva dunque necessario, ma non era una tortura: serviva a salvare la sua anima. Allo stesso modo, chi è rinchiuso in un reparto di psichiatria deve ammettere la propria malattia - con le buone o con le cattive.
 
I sistemi di tortura utilizzati dai moderni Torquemada non sono poi così diversi da quelli dei loro antenati.  Oltre ai metodi più conosciuti, come camicia di forza, lettino con fascette per legare polsi e caviglie, farmaci per contenzione chimica, isolamento, lettino con sponde invalicabili, abbiamo quelli meno conosciuti, come le gabbie (usate nei manicomi ungheresi fino a pochi anni fa) o lo “spallaccio”- una tecnica ancora utilizzata in Italia che consiste nel legare il paziente alla spalla del letto con un lenzuolo arrotolato, facendolo passare sotto le ascelle e dietro al collo. Questa tortura causa difficoltà di respirazione, impossibilità di movimenti anche minimi e, alla lunga, danni irreversibili alla spalla. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
 
L’inventario di metodi ricattatori utilizzati per convincere il paziente a “confessare” la propria malattia fa rabbrividire.Ordinare al paziente di rimanere in una posizione fisica (per esempio sdraiato) fino a quando non gli si dica di smettere, o rimanere in uno specifico spazio, come l’angolo di una stanza, è una tecnica psichiatria nota come “exclusionary time-out”. Ritirare a un paziente degli oggetti, impedirgli di svolgere alcune attività o negargli la possibilità di avere interazioni sociali come conseguenza della sua disubbidienza sono forme di ricatto, eufemisticamente chiamate “consequence-drivenstrategies”.Alessandro Attilio Negroni - “Nota Introduttiva sul concetto di contenzione in psichiatria” - Psichiatria e Psicoterapia (2014 33, 4, 332-342).
Il passato recente rivela cose ancora più orrende: shock insulinico, bagni ghiacciati, lobotomia, castrazione o passaggio di corrente attraverso i genitali per curare omosessualità e masturbazione, isterectomia (rimozione dell’utero) per curare l’isteria, curiosa forma di malattia di cui soffrono le donne che osano ribellarsi alla violenza maschile.
 
Perché tanti morti?
 
La persona che si vede circondata da sbirri spesso reagisce con comprensibile violenza, verbale e/o fisica. A volte le cose degenerano, come nel caso di Andrea Soldi, morto per “mancanza d’ossigeno causata dalla presa al collo effettuata dai vigili”(eufemismo per “strangolamento”) o di Francesco Mastrogiovanni, il maestro lucano morto dopo essere stato legato al letto di contenzione per più di 80 ore.
 
Il CCDU ha raccolto storie di persone morte per soffocamento indotto da psicofarmaci: i farmaci neurolettici o antipsicotici (noti anche come camicie di forza chimiche) oltre a stordimento e annullamento della volontà, causano discinesia tardiva. Si tratta di movimenti anormali e incontrollati dei muscoli, tremori ecc. e può includere i muscoli usati per respirare e deglutire: la persona muore soffocata da un boccone che non riesce a mandar giù.
 
Non mancano i suicidi. Tante persone, non vedendo una via per uscire dall’incubo del TSO, preferiscono togliersi la vita, come la ragazza ventunenne che si è impiccata nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
 
Perché la storia della psichiatria è così costellata di violenza?
 
La violenza nella pratica psichiatrica istituzionale è intrinseca nel concetto stesso di disturbo mentale. Il cosiddetto Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) - un libro pubblicato dall’Associazione Psichiatrica Americana in cui non si trova nulla di diagnostico né di statistico - contiene la descrizione di oltre 350 comportamenti, arbitrariamente definiti patologici. I criteri diagnostici, però, non hanno carattere scientifico o oggettivo, e lo psichiatra è l’unico arbitro del bene e del male. La negazione della malattia e il rifiuto a conformarsi alle relative cure ci rende “sbagliati”, facendoci perdere i diritti umani. Qualcun altro (sedicente “giusto”) decide per noi, e questo consente il ricorso alla coercizione e alla violenza.
 
Alberto Brugnettini
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU)
 


Patrizia Viglianco
Segreteria CCDU Onlus